martedì 23 dicembre 2014

Craciun "renașterea Soarelui ce dă lumină și căldură", "credința creștină în viața veșnică și speranța de renaștere"- o abordare interculturală


In preajma sarbatorilor de iarna nutrim sa avem parte de experiențe cat mai felurite si cat mai intense, de multe ori fără să tinem seama de misterul și tăcerea conținute în această perioada. Pentru  Mircea Eliade sarbatoarea reprezinta acel moment de ruptura din cotidian, din profan, retrăind ciclic, ritualul momentelor sacre. Sarbatoarea are puterea de a ne conecta la un trecut mistic, semnificativ, al sacrului.

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Natale/ Craciun  “la rinascita del sole che dà luce e calore” “la fede cristiana nella vita eterna e la speranza della rinascita”

Ci auguriamo sempre un vissuto intenso delle festività natalizie, spesso senza curarci del mistero e del silenzio racchiuso in questa data. Mircea Eliade- il famoso storico delle religioni e filosofo romeno- affermava che la festa è un momento di rottura nel quotidiano, nel profano, attraverso il rivivere ciclico, rituale dei momenti sacri. La festa ci ricollega ad un passato mistico, significativo, al sacro. “Crãciun”, termine del fondo tracio, significava il tronco d'albero che veniva bruciato la sera e durante la notte del solstizio d'inverno per dar forza al sole intorpidito nel suo nuovo percorso verso la rinascita.



Le usanze romene:

- il 6 Dicembre, in Romania, si festeggia Mos Nicolae (San Nicola);  è conosciuto per la sua carità, bontà, saggezza e per la lotta contro le false testimonianze fatte contro la fede cristiana di Arie. Per ricordare la bontà di questo santo, i rumeni mettono nelle scarpe dei bambini regalini da parte di … Mos Nicolae. Inoltre Mos Nicolae è considerato il protettore dei poveri e colui che porta fortuna alle ragazze povere quando si sposano;
- Sant'Ignazio (20 dicembre)  “Ignat” (“ignis”-fuoco) è la divinità solare che ha preso il nome e la data dal giorno in cui si festeggia il sant’Ignatie Teofanul (20 dicembre)  è un'occasione di allegria, di lavoro condiviso con i parenti e gli amici, quasi un'antico rito; Un’usanza molto conosciuta è “taierea porcului” (“sacrificare il maiale”) il capofamiglia prepara “pomana porcului” (un pranzo a base di carne fresca di maiale); gli invitati sono le persone che hanno aiutato a sacrificare il maiale;
secondo i nostri antenati, i Daci,  il maiale era sacrificato perché era visto come un simbolo di divinità delle tenebre, che aveva la forza di indebolire la luce del sole nella più corta giornata dell’anno, il solstizio d’inverno. Per venire in aiuto del Sole la gente ammazzava il maiale e la carne di quest’animale era un cibo che aveva la forza di salvare il sole. Dopo questo giorno cominciava a crescere la luce e il giorno di  solstizio  diventava una festa della luce e della vita;
- il giorno prima del giorno della Vigilia, dopo mezzanotte, tra il 23 e 24 Dicembre, si fa un “pranzo” di commemorazione, per le anime dei defunti e tutti i cibi sono preparati senza carne, latte, uova (piatto tipico “turte”/ le vesti di Gesù). A questo pranzo partecipa anche il prete e la sua presenza dà un senso di cerimonia; lui benedice il pranzo e assaggia ogni cibo;
- un'altra usanza specifica per le Feste dell’ inverno è quella di ricevere la visita del prete nei giorni della Vigilia di Natale e nella Vigilia della Befana/Epifania (nel calendario ortodosso si festeggia il Battessimo di Cristo / Epifania nel giorno di 6 gennaio). Questa cosa dà la possibilità di comunicare in modo diretto il messaggio delle Feste tra i fedeli e il clero;
 - la canzone natalizia “Buongiorno della vigilia di Babbo Natale” (23-24 dicembre); i bambini con una grande borsa messa intorno al collo e con un immenso cappello sulle orecchie vanno di casa in casa per cantare;
- la Natività del Bambio Gesù e annunciata tramite “colinde”, canti natalizi:  La stella sorge sul cielo/ rituale L'andare con la stella, Tre pastori si incontrano … (25-6 gennaio); le “colinde” sono testi epici rituali interpretati da vari gruppi; loro sono ricompensati da chi li riceve con della frutta, dei dolci tradizionali, vino o grappa e a volte, con dei soldi. Dal 2013“Colindul”  fa parte del Patrimonio immateriale dell'umanità dell'UNESCO; la tradizione dice che Dio ha permesso di fare sentire questi canti (colinde) per dare possibilità alle persone di liberarsi dei propri peccati. Cosi’, ogni anno a Natale, il Santo nome di Dio può arrivare alle orecchie e al cuore delle persone, ricordandogli di rinunciare alle cattive tentazioni . Sempre la tradizione dice che nel momento in cui le “colinde” non si sentiranno più sulla Terra, i demoni conquisteranno il mondo e l’uomo non potra fare più niente. Una parola predominante nei canti natalizi è Ler che ha il significato di Signore o il figlio dell’ Iperborea Aplo (dio Apollo) ; questo crea un laitmotiv importante di nostri canti pre-cristiani convertito poi con l’arrivo della cristianizzazione  in Figlio di Dio . Colinda, il canto ritualico augurale di Natale, è il pezzo musicale più particolare in cui laico e religioso, la realtà e la fantesia si mescolano in una belezza eterna, anno dopo anno  (il ciclo de la vita). I “colindatorii” sono vestiti in alcune regioni di costumi tradizionali, portano maschere per sostituire la capra e l’orso e talvolta improvvisano al momento i propri canti adattandoli alla famiglia visitata.
- in Romania, per Natale non manca l’albero in nessuna casa. Questo, di solito è un pino o un abete (simbolo dell’albero della vita) addobbato con palline colorate, lucine, caramelle e cioccolatini avvolti in carte luccicanti, mele e qualche arancia. Sotto questo albero addobbato, Mos Craciun (Babbo Natale) lascia i regali per i bambini.
- “il gioco dell'aratro” (“Plugusorul”) nella viglia di Capodanno; è una canzone ricca di auguri di buoni raccolti ;
- “ballo dell’orso” ; attraverso del suono dei tamburi, questa danza pagana si svolge nel giorno della vigilia di ogni anno nuovo affinché gli spiriti maligni vengano scacciati e si possa così abbracciare il nuovo anno purificato dal malocchio;
- “Semanatul”/ La semina – una tradizione rumena, usata nel primo giorno dell’anno nuovo; si va di casa in casa, portando ai presenti granelli di grano, per augurare un anno più ricco;
- “il giocco del capra” interpretato nel giorno di Capodanno, era un ceremoniale grave, di  culto, trasformato nel rito della prosperità; “andare con la capra addobbata” significa augurare a tutti presenti un anno più ricco 
 - “Sorcova”la canzone interpretata nel giorno di Capodanno, ricorda molto bene un magico incantesimo il cui effetto viene rafforzato dal movimento del ramo o della “sorcova”, “bacchetta magica”, portattrice di gioventù, vigore, forza, prosperità, ricchezza, salute per il nuovo anno; 

Le usanze reiterano un tempo storico e spirituale dei romeni, collegando il presente di festa ad una dimensione sacra, alla Luce.





Sorcova vesela/ Sorcova allegra
 Sa traiti sa-mbatranit /Vivete e invecchiate
 Ca un mar, ca un par, ca un fir de trandafir / Come un albero di mele, come un albero di pere, come un ramo di rose
 Tare ca piatra, iute ca sageata / Forti come la pietra, rapidi come la freccia
 Tare ca fierul, iute ca otelul / Forti come il ferro, sfrenati come l’acciaio
 La anul si la multi ani. / Auguri e tanti altri auguri!

“Sarbatori curate!”

Un Craciun sub puterea caldurii si luminii Celui ce ne are mereu in paza Sa !

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